
“Eccolo! Ce l’ho fatta, ecco il traguardo. Ho vinto! Ora fermo il mio cronometro e controllo che tempo ho fatto...”
VAI!
“Ehi! Ma che…?”
VAI!
Non lo so se sia veramente andata così. Ma potrebbe.
Il 2 dicembre del 2012 la gara non sarà olimpica ma è importante. È una gara, ci si allena, si corre, si fatica, si fissano gli obiettivi.
È una gara. Si cerca di vincere.
Abel Mutai arriva dal Kenia. Corre, corre da sempre. Corre Via da e corre Verso.
Abel Mutai corre. È veloce.
E quel 2 dicembre la gara è importante. E lui corre. Veloce. Tanto da farlo arrivare al traguardo con un buon distacco sul secondo, uno spagnolo; si chiama Ivàn Fernàndez Araya. Anche Ivàn corre. Anche Ivàn vuole vincere.
Ma Abel è più veloce. È quasi alla linea di arrivo.
Lo spagnolo è dietro, secondo.
Poi, in modo inaspettato, Abel si ferma, mancano una decina di metri ma Abel Mutai si ferma. Controlla il cronometro che ha al polso.
È lì che Ivàn Fernàndez Araya ha la possibilità di superarlo. È una manciata di metri dietro, gli basta accelerare un po’ per beffare Abel Mutai e superarlo, per vincere la gara.
In quell’istante accade qualcosa di strano: Ivàn si mette dietro Abel, lo tocca, con una spinta leggera, alza il braccio e gli dice che non è ancora arrivato. Abel si volta, sorpreso, poi, quasi istintivamente riprende a correre.
E vince.
Poi si volta. E stringe la mano a Ivàn, che non ha vinto.
Questo può essere lo sport. Può essere l’universo.
Può essere la vita.
C’è un mondo lì fuori, dove si morde, dove si ringhia, dove si lotta con mezzi scorretti.
C’è un mondo lì fuori dove bisogna vincere, dove bisogna arrivare primi.
C’è un mondo in cui ci sono le persone. C’è un mondo lì fuori.
E c’è un mondo dentro. Dentro di te.
Dove puoi decidere di essere il migliore.
Anche quando non vinci.
Cosa stai facendo per essere il migliore?
Cosa stai facendo per essere la persona migliore che conosci?
Cosa stai facendo per migliorare ed essere migliore di quello che eri ieri?
Cos’è che fai per vincere e cosa fai per essere la persona migliore?
Ci sono momenti in cui non conta arrivare primi, ma restare fedeli a ciò che scegli di essere.
Se stai già correndo in quella direzione, forse è il momento di rallentare un attimo, guardarti intorno, e fare spazio a un passo nuovo.
A volte, basta quello per cambiare tutto. Anche senza vincere.
Guido Oliva