
“Totò, ho l’impressione che non siamo più nel Kansas”.
Così dice Dorothy (nel film) al suo fedele cagnolino. Gli dice di non essere più dov’erano stati fino a quel momento.
Alzi la mano chi si sente come Dorothy; chi non si trova più dove si trovava prima?
Intanto la alzo io: ero in un altro luogo, poi è capitato qualcosa, una specie di ciclone, come quello che trasporta la casetta di Dorothy e del suo cagnolino Totò, a scoprire mondi nuovi, verso il Meraviglioso mondo del Mago di Oz.
Sì, la prima cosa rilevante che accade nel libro è una morte: la Perfida Strega dell’Est.
Oh, non è stata direttamente la bambina a ucciderla, no. È stata la sua casa. La casa. Quella in cui viveva, con pochi comfort in effetti, ma lei ci stava bene. E non aveva nessuna voglia di andare a cercare mondi fantastici.
E il ciclone è arrivato nel momento in cui doveva arrivare. E la sua casa è stata distrutta cadendo proprio sulla testa della Perfida Strega dell’Est.
“Non siamo più nel Kansas”. Più o meno, qui, alcuni di noi potrebbero aver detto la stessa cosa. Perché quella “casa” in cui ci siamo sentiti al sicuro per tanto tempo è andata distrutta. Così, forse, c’è stata anche quella che può essere sembrata una morte.
E il viaggio è cominciato.
Un viaggio differente, un viaggio che non porta alla grande trasformazione ma un percorso che porta semplicemente alla scoperta di se stessi, una presa di coscienza delle proprie potenzialità. Una camminata che porta alla liberazione da quella celata insoddisfazione di coloro che si ostinano a cercare fuori da sé quello che in effetti hanno già dentro.
“Se solo potessi avere un cervello, come sarei felice!” disse lo Spaventapasseri.
“Se solo potessi avere un cuore, come sarei felice!” aggiunse il Boscaiolo di Latta.
“Se solo potessi avere il coraggio, come sarei felice!” proseguì il Leone.
“Se solo potessi tornare a casa, come sarei felice!” mormorò Dorothy.
“Se solo avessi…”, “Se solo fossi…”, “Se solo…”, “Se solo”.
Serve un mago per dare tutto questo, il Meraviglioso Mago di Oz. È proprio lui che con la sua enorme e potente magia darà al piccolo gruppo di amici, ciò che desiderano. Perché per avere un cervello, un cuore, il coraggio e un focolare, serve la magia.
Il Meraviglioso Mago di Oz.
E invece no!

Invece no.
Perché il Mago di Oz si rivela presto per quello che è: un uomo come gli altri con delle capacità nient’affatto magiche, che si è trovato nel posto giusto nel momento giusto, quando gli abitanti della Città di Smeraldo sentivano il bisogno di una figura che desse loro delle indicazioni precise.
Ed è proprio il Mago di Oz che dice ai quattro che donerà loro ciò che desiderano se uccideranno la perfida Strega dell’Ovest. Un’altra morte, un’altra faticata con prove da superare, sentieri da percorrere, dolori da sopportare.
E pur di avere quello che desiderano in modo così intenso, gli amici acconsentono.
Il bello è che, nel corso delle vicende e delle avventure affrontate nel cammino solo per raggiungere la Città di Smeraldo dove risiede il Mago, lo Spaventapasseri dà prova di avere un grande acume, acuto ed efficace, il Boscaiolo di Latta dimostra di avere amore, compassione e solidarietà per i propri amici e quello che si autodefinisce Codardo, il Leone, si getta in aiuto dei compagni in pericolo sfidando le sue paure e dando prova di grande valore. Anche Dorothy, si scopre alla fine, sarebbe potuta tornare a casa in modo estremamente semplice.
Tutti, insomma, hanno dal finto Mago ciò che desiderano. Ed è proprio qui che il Mago risulta essere più bravo di quanto egli stesso immagini, perché anch’egli ha già le risorse dentro di sé. Ma non ne è ancora conscio.
E le usa dando un cervello di paglia e spilli allo Spaventapasseri:
«Siediti su quella poltrona. Scusami sai, ma devo levarti la testa per sistemare il cervello al posto giusto.»
Devo levarti la testa per sistemare il cervello al posto giusto.
Poi le usa per dare un cuore d’argento al Boscaiolo di Latta:
«Siediti. Sai, devo farti un buco nel petto per mettere il cuore al posto giusto. Spero di non farti male.»
Devo farti un buco nel petto per mettere il cuore al posto giusto.
Quindi le usa dare il coraggio di cui ha bisogno il leone:
«Quando l'avrai inghiottito, questo liquido sarà coraggio. Il coraggio uno ce l'ha dentro, no? Perciò, finché non avrai bevuto la mia pozione magica non potrà trasformarsi in coraggio.»
Il coraggio uno ce l'ha dentro, no?
Togliere la testa, fare un buco nel petto, ingoiare amaro.
Chi è disposto a farlo? Non tutti, già.
Il viaggio dello strano gruppetto di amici è, in fondo, un percorso educativo che si contraddistingue in un itinerario necessario per sviluppare tre delle principali abilità di ogni essere umano: quella cognitiva, quella emotiva e quella pratica. Una esplorazione formativa che porta a risvegliare, scoprire e stimolare risorse, abilità e competenze che ognuno di noi possiede nel proprio inconscio.
Uno sviluppo della persona. “Sviluppo” inteso come “de-viluppo”, nel senso di liberazione dal “viluppo”, cioè da quell’intrigo di legami aggrovigliati che possono bloccare o rallentare il raggiungimento degli obiettivi. Sciogliere i legami.
Sciogliere.
E a volte le paure possono essere sciolte in modo assai più semplice di quanto la nostra mente può averci costretto a credere.
Come la paura di Dorothy verso la Perfida Strega dell’Ovest. Muore la Strega, e grida:
Un secchio d’acqua nel racconto, un esercizio di pochi minuti nella PNL.
E poi, l’ipnosi.
«Se non metteste gli occhiali, lo splendore della Città di Smeraldo vi accecherebbe.
Anche gli abitanti della città li portano sempre, giorno e notte. Ordine del Mago Oz.»
Se ci togliamo gli occhiali per leggere dietro le righe, cosa possiamo vedere?
Che c’è uno schema comportamentale insegnato e appreso attraverso l’attivazione di un processo neurologico tramite un linguaggio (Tieni sempre gli occhiali altrimenti la luce ti acceca). Una Programmazione Neuro Linguistica insomma!
Poi, più tardi si scopre che c’è sempre un’altra verità.
«Ma, allora, non tutto quello che vediamo è veramente verde?» chiese Dorothy.
«Non più che in qualsiasi altra città. Ma se si portano occhiali verdi, tutto si tinge
di quel colore, naturalmente. La Città di Smeraldo fu costruita molti anni fa, e il mio popolo porta occhiali verdi ormai da tanto tempo che quasi tutti credono di vivere veramente in una città fatta di smeraldi».
E tu? Tu che stai leggendo, è possibile che tu stia vedendo il mondo con un paio di occhiali che qualcuno ti ha fatto indossare talmente tanto tempo fa da non ricordare più di averli infilati?
Ti saluto ora, a te, ai tuoi sogni, alle tue meraviglie. Ai tuoi viaggi strani, a quella sottile vena di follia, a quello che sei e a quello che stai per diventare.
«E ricordati, mio sentimentale amico, un cuore non si giudica solo da quanto tu ami, ma da quanto riesci a farti amare dagli altri.»
Se hai letto fin qui, forse anche tu hai iniziato a intuire che il Mago non è fuori, ma dentro di te.
I nostri corsi non ti daranno risposte magiche, ma strumenti per sciogliere nodi, toglierti gli occhiali e scoprire quello che hai sempre avuto.
Scrivici. Potrebbe essere il tuo primo passo lungo la strada di mattoni gialli.
Guido Oliva