
Mi è capitato di leggere un post su FB che mi ha fatto riflettere.
Su un po’ di cose…
«Oh meraviglia! Com'è bello il genere umano! Oh mirabile e ignoto mondo che possiedi abitanti così piacevoli!»
Chissà se Miranda voleva dire proprio questo. Shakespeare le fece dire queste parole ne La tempesta: “Brave new world”. Forse mirabile, qualcuno dice eccellente, altri coraggioso.
Anche Miranda, la figlia del duca di Milano, Prospero, è sopravvissuta a un naufragio. Un po’ come il mondo nuovo che ci racconta Aldous Huxley.
Già, stavolta ho messo temporaneamente da parte la profondità delle favole per rileggermi e condividere le parole di questo visionario scrittore, amico, ma guarda un po’, di Milton Erickson con il quale ebbe modo di lavorare su vari livelli intellettuali. Insieme si allenarono in affascinanti fenomeni ipnotici e su reiterati lavori sulla coscienza e sugli stati alterati.
“Riflessione profonda”, così chiamava Huxley il suo stato di autoipnosi ed era molto interessato all’uso peculiare della mente inconscia. Collaborò a lungo con Erickson, il quale descrisse la “Riflessione profonda” di Huxley come uno stato di rilassamento fisico caratterizzato da un profondo distacco dalle cose esterne. Lo scrittore riusciva a prendere appunti senza neanche rendersi conto dell’atto fisico.
Forse fu questo uno dei modi in cui completò la sua opera distopica più famosa. Quella che, insieme a “1984” di George Orwell e “Fahrenheit 451” di Ray Bradbury, descrisse un mondo che ancora non c’era, come quello che poi si rivelò in forme più o meno celate.
La differenza con gli altri due sta proprio nel tipo di coercizione. Dove lì era più basata su un vero e proprio stato di polizia qui invece è più sull’apparente libertà di scelta. Huxley pronostica un mondo distopico fondato sulla droga, su una pace rilassante e felice garantita da uno stato potente e mondiale, un mondo basato sull’indifferenza e sull’efficienza immediata della risoluzione di ogni problema.
Una droga melliflua, il “soma”:
«…se per qualche disgraziata evenienza un crepaccio s'apre nella solida sostanza delle loro distrazioni, c'è sempre il "soma", il delizioso "soma", mezzo grammo per un riposo di mezza giornata, un grammo per una giornata di vacanza, due grammi per un'escursione nel fantasmagorico Oriente, tre per una oscura eternità nella luna; donde si ritorna per trovarsi dall'altra parte del crepaccio, sicuri sul terreno solido giornaliero e della distrazione correndo da cinema odoroso a cinema odoroso, da ragazza a ragazza pneumatica, dal campo di golf elettromagnetico a...»
«La coppa dell'amicizia, piena di gelato di "soma" alla fragola, fu passata di mano in mano, e, con la formula 'Bevo al mio annichilimento' ciascuno vi bevette.»

La profezia del mondo nuovo si è manifestata sottoforma di quello che oggi vediamo come il mondo civile e della libera informazione, quella delle verità condivise, della droga del “soma-like”, del “l’ho letto su Facebook” che ha aggiornato quel “l’ha detto la televisione” con cui, forse, qualcuno di noi si sarà trovato a interagire fronteggiando convinzioni inamovibili.
I mezzi di comunicazione, con una propaganda lusingatrice e pervasiva, sono infine vicini alla colonizzazione di una consistente parte delle menti indirizzando la moltitudine verso quella invisibilità delle sbarre che allontana e occlude la sensazione di sofferenza. Nel romanzo ogni forma di dolore è evitata con il soma, assolvendo le stesse funzioni delle emozioni senza doverle vivere e affrontare nella realtà.
"E questo," aggiunse il Direttore sentenziosamente "questo è il segreto della felicità e della virtù: amare ciò che si deve amare. Ogni condizionamento mira a ciò: fare in modo che la gente ami la sua inevitabile destinazione sociale."
“La filosofia ci insegna a non essere mai sicuri delle cose che paiono di per sé evidenti. La propaganda, all'opposto, ci insegna ad accettare come assiomatiche certe cose su cui ragione vorrebbe che si sospendesse il giudizio, e intervenisse il dubbio.”
La propaganda, quella divulgazione manipolatoria (spesso) per affrontare la quale bisogna imparare a usare strumenti precisi. Cominciando a comprendere quali sono questi strumenti. Huxley usava per questo l’ipnosi, quella che gli serviva per difendersi dall’ipnosi collettiva della comunicazione di massa.
Lo scrittore continuava dicendo “Ahimè, ci siamo scordata la sorte del tacchino. Quando un uccello impara a ingozzarsi a sufficienza senz'essere costretto a usare le ali, rinuncia al privilegio del volo e se ne resta a terra, in eterno.”
La comunicazione è sempre stata importante. Ora, più che mai, è importante la capacità di discernimento:
“Le parole possono essere paragonate ai Raggi X; se si usano a dovere, attraversano ogni cosa. Leggi, e ti trapassano.”
E tu? Quali “Fonti ufficiali” stai usando per comprendere?
Riesci ancora a vedere le sbarre o pensi già che non ci siano?
Ti saluto ora, a te, ai tuoi sogni, alle tue meraviglie. Ai tuoi viaggi strani, a quella sottile vena di follia, a quello che sei e a quello che stai per diventare.
Ricorda: “L'arte di trovare cattive ragioni a ciò che si crede in virtù di altre cattive ragioni; questo è la filosofia.”
Se anche tu senti che qualcosa non torna, che dietro la perfezione apparente c’è un prezzo troppo alto da pagare, allora sei nel posto giusto.
Nei nostri corsi esploriamo la comunicazione, la mente, il senso del vero cambiamento.
Scrivici. Potresti scoprire che il tuo mondo nuovo lo stavi già sognando da tempo.