
Mi verrebbe da dire che ognuno ha (o ha avuto) la propria tempesta. E potrei anche azzardare nel dire che chi non la avuta, potrebbe aver modo di vederne una.
Ma non lo dirò.
Posso dire che la possibilità esiste e che mi piacerebbe sentire da ognuno di voi qual è stata la propria tempesta, se ce l’ha avuta, e di come ha fatto a uscirne fuori.
Se è stato difficile, se ce l’ha fatta da solo, se è stata blanda o se ne ha sentito la potenza.
E, come dice Murakami, “non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero”.
In un cammino lungo, le tempeste si possono trovare, il vento può arrivare forte sulla faccia, la pioggia i fulmini e i rumori intorno. Può capitare. Ed è lì che bisogna essere bravi a resistere, a capire qual è il metodo migliore o quello più veloce ed efficace per uscirne. Come attraversare quegli scenari inediti camminando in bilico su crinali a strapiombo.
Un sostegno, un appiglio, una guida, a volte, possono essere utili per comprendere cosa fare per fare i passi che permettono di raggiungere prima il punti in cui si vuole arrivare.
Come sei uscito dalla tua tempesta? Come ne sei uscito?
È vero? È vero, quando esci da una situazione difficile, “che tu, uscito da quel vento, non sei più lo stesso che vi è entrato”?
Io ce l’ho avuta la mia tempesta, più di una.
Ne sono uscito da solo, spesso, faticando. Poi ho trovato una guida. Stava lì, in silenzio, non mi chiamava e non mi offriva il suo aiuto. Ma sono sicuro stesse lì ad aspettarmi.
Ora c’è bel tempo ma io lo so, la vedo con la coda dell’occhio, la guida è ancora lì e mi indica i sentieri.
E tu? Come ti muovi, in solitudine perché già sai, o ti affidi a qualcuno che conosce la strada meglio di te e può farti arrivare prima?
Se hai attraversato una tempesta, o se stai ancora camminando sotto la pioggia, sappi che non sei solo.
I nostri percorsi non tolgono il vento, ma insegnano a usarlo per spiegare le vele.
Scrivici. La tua guida potrebbe essere già lì, con le mani in tasca, ad aspettarti.
Guido Oliva